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30 Dic

Dal 2008 2 nuovi paesi entreranno a far parte dell’ unione europea a pieno titolo.
Cipro e Malta hanno raggiunto le condizioni economiche adatte per entrare nella nostra unione.
[...]i due paesi porteranno in dote a Eurolandia un aumento del pil globale decisamente modesto: dello 0,06% Malta e dello 0,17% Cipro. Le finanze dei due paesi però sono sane. La Valletta ha un deficit pari al 2,5% del pil e un debito al 64,7%, mentre l’inflazione viaggia al 2,6%. Cipro ha un deficit all’1,2% un debito al 65% e una crescita dei prezzi ancora più bassa (2,2%).[...]
Ottimi dati, d’altra parte stati piccoli non possono influenzare con gran rilievo un’economia della grandezza dell’ Unione Europea.
Molto più pesanti sono invece le introduzioni di stati di ampia grandezza, sopratutto se le finanze non sono delle migliori.
Il resto dell’ Europa infatti dovrà accollarsi l’eventuale peso delle perdite economiche dell’altro paese.
Tuttavia la ripartizione sui vari stati permette di “attutire il colpo”.
Sicuramente per Cipro e Malta l’ entrata porterà un’ondata di commercio e turismo non indifferente, sopratutto per una nazione di quelle dimensioni.
Per cui grande festa con fuochi artificiali per segnare questa loro data e divertimento assicurato per tutti i nuovi cittadini europei.
Fonte ilmessaggero
11 Dic

Pochi giorni fa l’unione europea ha fatto evidenziare ad Italia e Spagna il numero eccessivo di spot in televisione.
Effettivamente c’è ne siamo accorti un po’ tutti: per aumentare i guadagni, oramai un film ci tocca vederlo a spezzoni di 15 massimo 30 minuti, e molte volte alcuni film vengono spezzati perchè essendo “troppo lunghi”,con le pubblicità non ci stanno nell’ orario.
Finalmente l’ Unione Europea ha capito l’ andazzo italiano ed ha ricominciato con un richiamo verbale a rispettare le norme.
In teoria le pubblicità non dovrebbero durare più di 12 minuti l’ora e dovrebbero avere un intervallo tra una e l’altra di circa 20 minuti.
Tutti noi sappiamo che queste soglie non vengono rispettate, anche perchè non tutto è considerato spot: ad esempio la programmazione del canale televisivo, per l’Italia non è ritenuta pubblicità, ma solo un’informazione sulle proprie trasmissioni.
Speriamo che l’ unione europea continui la sua crociata e vada fino in fondo a questa causa.
Oramai le moltissime ore di pubblicità hanno più che stressato i teledipendenti, a tal punto che spesso la pubblicità è diventata un’occasione per spegnere la tv, invece che un’ informazione sui prodotti.
Vedremo se redarguite, le nostre televisioni faranno marcia indietro oppure aspetteranno sentenze.
Fonte corriere.it