Il duello fra banche e Antitrust (a fianco della quale si sono schierate le associazioni dei consumatori) è destinato quindi a proseguire nelle aule dei tribunali amministrativi.
Gli istituti di credito continuano a difendersi sostenendo che la portabilità sia stata ostacolata da difficoltà riscontrate nell’interpretazione della norma, ma che ormai si tratta di un problema del passato, perché i successivi chiarimenti e decreti (sono stati addirittura sei i provvedimenti necessari a disciplinare la materia) hanno permesso di gestire al meglio le situazioni più delicate. In effetti da giugno scorso, data di entrata in vigore della procedura automatica che favorisce il trasferimento del mutuo tra le banche, sono state secondo l’Abi circa 27.500 le operazioni di surroga portate a compimento. Lo sveltimento delle operazioni si è comunque visto, ma ciò non toglie che qualche granello di sabbia nel meccanismo sia ancora presente, e non sono infrequenti i Vostri commenti che ci segnalano difficoltà nel «trasloco» del mutuo.
E presumibilmente, in tutto il 2009 ci sarà da mettere in conto un rallentamento del numero delle surroghe e delle sostituzioni. La sensibile riduzione dei tassi di interesse degli ultimi sei mesi (gli Euribor base di calcolo delle rate variabili sono scesi dal 5% di ottobre all’1% dei giorni scorsi) ha reso meno necessario il ricorso al «cambio mutuo» da parte delle famiglie. Ma a frenare la portabilità potrebbe contribuire anche il peggioramento delle condizioni del mercato dei finanziamenti: se è vero (vedi tabella a fianco) che i tassi complessivi sono scesi, tanto per i fissi che per i variabili, è anche vero che gli spread applicati dalle banche ai parametri di riferimento hanno registrato un forte incremento in risposta alla crisi economica e finanziaria.
Osservando le offerte presenti sul sito di MutuiOnline, si è passati dai ricarichi medi inferiori all’1% dello scorso agosto (prima del fallimento di Lehman Brothers) a valori ormai prossimi all’1,5% e allo sportello i rincari sono, se possibile, ancora più accentuati. Questo significa che, a meno di non voler proprio cambiare il tipo di tasso (passando per esempio da un fisso a un variabile o viceversa) o di cercare di limare qualche decimo al tasso fisso, ben pochi clienti saranno incentivati ad abbandonare il «vecchio» prodotto per uno che potrebbe rivelarsi molto meno competitivo.
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