
Secondo il sole24ore PattiChiari sta perdendo pezzi.
Le banche aderenti al progetto sono passate da 150 a 100 (fonte Radiocor).
Causa del calo i nuovi obblighi imposti dall riforma della governance:
[...]l’adesione a tutti e trenta i progetti del consorzio ma anche con i costi che per alcune banche di media taglia arrivano a svariate centinaia di migliaia di euro l’anno.[...]
[...]
Il comun denominatore è che PattiChiari sia «autoreferenziale», caratterizzata da «costose innovazioni organizzative», senza che appaia evidente il vantaggio in termini di reputazione, anzi in molti hanno giudicato i risultati «insoddisfacenti» anche alla luce del grave infortunio di settembre, in occasione della crisi della Lehman. Come è noto la lista delle obbligazioni a basso rischio, (come rilevato dallo stesso Il Sole24ore) una delle prime iniziative lanciate nella fase di avvio del Consorzio all’epoca degli scandali finanziari, conteneva anche nel giorno dell’annuncio del default Lehman (metà settembre) l’indicazione, tra i titoli sicuri, dei bond dalla banca Usa.
Devo ammettere che le banche in questo caso non hanno tutti i torti.
Pattichiari non è sponsorizzato a dovere e l’adesione a questi progetti non incentiva le banche con l’arrivo di maggiore clientela o riscontro sul “consumatore finale”.
Più che convincere la banca ad aderire sarebbe molto più semplice far capire alla popolazione che i PattiChiari sono validi, famosi e sicuri.
Questo permetterebbe una maggiore tranquillità nell’adesione.
Inoltre non ci vogliono passi falsi che potrebbero inficiare sul sistema di fiducia e sicurezza che possono dare questi progetti.
Avanti PattiChiari, bisogna insistere nel modo giusto!

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