Per migliorare la sicurezza bancaria è stato introdotto questo dispositivo dal nome token.
Molti di voi magari lo possiedono, ma non sanno come si chiama.
Banca San Paolo è stata tra le prime ad adottarlo e dopo la fusione con Banca Intesa, anche quest’ultima ha aderito a questo sistema di sicurezza.
Ecco l’immagine dell’oggetto in questione:

Soprannominato o-key, il suo nome generico è token.
Genera un codice numerico unico, utilizzabile solamente per un accesso e che si rigenera ad ogni pressione dell’ apposito tasto.
Vi starete chiedendo come fanno a coordinarsi token e server bancari?
Può sembrare complicato, ma in verità è un meccanismo semplice e difficilmente “crakkabile”.
Il generatore di password non si “parla” con il server della banca, ma ugualmente riescono a sincronizzarsi grazie ad un particolare algoritmo, che genera una chiave numerica, unicamente ad un dato orario e per un dato utente.
Allo stesso momento il server esegue lo stesso processo, collegandolo all’utente.
Se i codici tra server e token sono uguali: connessione eseguita.
Ricordo che non esiste lucchetto informatico sicuro al 100%.
Bisogna considerare che può essere un buon motivo di scoraggiamento per coloro che vogliono provare ad impossessarsi dei nostri dati tramite procedure hacker.
Come sempre scrivo: prestate sempre molta attenzione alle procedure che eseguite e se non siete sicuri non effettuatele.
Fonte Wikipedia
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