Delega di pagamento: quando si può rinnovare?

Con la delega di pagamento un dipendente può ottenere un prestito che possiamo indicare come agevolato. Nel senso che sarà il datore di lavoro a saldare le rate, detraendo la somma dovuta direttamente dalla busta paga mensile. Spesso è chiamata anche doppio quinto, visto che la delega di pagamento può essere utilizzata anche da chi ha già avviato un prestito con cessione del quinto. Il rinnovo della delega di pagamento si può ottenere con facilità al termine del periodo di ammortamento. Diversa è invece la situazione in cui si richiede la delega prima del termine.

A chi chiedere il rinnovo

Il concetto stesso di rinnovo della delega di pagamento rimanda all’istituto di credito che lo gestisce in prima battuta. In sostanza chi necessita di rinnovare la durata del prestito in delega di pagamento deve effettuare una richiesta nella banca che gli ha concesso tale finanziamento. In Italia, fra gli istituti di credito che offrono questo tipo di opportunità, ad esempio c’è ViViBanca. È importante ricordare che esiste una precisa regolamentazione di legge, che tutte le banche sono tenute a seguire. Per quanto riguarda le deleghe di pagamento di durata inferiore ai 5 anni, quindi 60 rate, il rinnovo può essere richiesto anche dopo aver saldato la singola prima rata. Il cliente che fa questa richiesta deve però essere conscio del fatto che il nuovo piano di ammortamento avrà una durata che può raggiungere i 10 anni.

Prestiti con delega con più di 60 rate

Diversa è la situazione in cui il cliente desideri rinnovare la delega per un prestito che supera, nel contratto originale, le 60 rate totali. In questi casi il rinnovo può comunque essere richiesto prima della scadenza, ma è necessario che il cliente abbia già saldato oltre il 40% delle rate già pattuite. Per fare un esempio, nel caso di un piano di ammortamento della durata di 8 anni, che conta quindi 96 rate, prima di chiedere il rinnovo della delega è necessario aver saldato almeno 39 rate.

Il rinnovo è sempre accettato?

Vi è poi una questione di fondo, abbastanza importate. Esistono delle situazioni in cui la banca può non concedere al debitore l’opportunità di rinnovare la delega di pagamento. Ciò può avvenire per varie motivazioni oggettive, la principale riguarda l’età del contraente del prestito. Se il debitore si trova a pochi anni dalla pensione solitamente gli sono negate deleghe di pagamento che si protrarranno oltre l’età pensionabile: questo tipo di prestito si concede ai lavoratori dipendenti, i contratti dedicati ai pensionati si stipulano in altro modo. Anche la situazione creditizia del cliente può portare la banca a non concordare una delega di pagamento. Ad esempio nel caso in cui sia stato, nei mesi in cui ha saldato le precedenti rate, segnalato alla centrale crediti o abbia subito un pignoramento dei beni.

L’azienda ha l’obbligo di accettare?

In effetti l’azienda a cui viene richiesto di saldare le rate a nome del proprio dipendente non è tenuta ad accettare tale richiesta. Per questo motivo prima di chiedere un prestito in delega alla banca è bene chiedere informazioni presso il datore di lavoro. All’atto pratico l’azienda non deve effettivamente svolgere un carico di lavoro pesante per il saldo delle rate, si tratta di un’operazione ricorrente che non pesa sul lavoro quotidiano dell’amministrazione. In alcuni casi il diniego da parte dell’azienda arriva in caso di rinnovo della delega ed è motivo del rifiuto anche da parte della banca.

Assicurazioni

Ricordiamo che nel momento in cui si richiede una delega di pagamento la banca spinge il debitore a stipulare un’assicurazione sulla vita, proprio come avviene con i mutui. Solitamente tale assicurazione è allargata anche alla perdita del lavoro. Le banche non hanno infatti strumenti sufficienti a valutare l’eventualità che un lavoratore dipendente possa essere licenziato. In alcuni casi in caso di perdita del lavoro il prestito può essere saldato anche utilizzando l’eventuale quota di TFR ancora a disposizione del lavoratore. Tale passaggio avviene direttamente dall’azienda alla banca, senza che il TFR sia trasferito al debitore. Ovviamente il costo dell’assicurazione sulla vita e sul lavoro è incluso nel prestito

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