Quanto costano gli ETF?

Costi ETF

Quali sono i costi di un ETF? E’ bene porsi questa domanda, perchè nel caso degli investimenti si può guadagnare risparmiando sulle spese.

Ci possono essere dei casi in cui, nonostante la performance positiva di uno strumento di  investimento, potreste subire una perdita se i costi legati all’acquisto del prodotto sono superiori alla performance positiva registrata dallo strumento.
Dovreste quindi calcolare i costi in maniera esatta prima di effettuare l’investimento, in modo da evitare brutte sorprese.

Il grande successo degli ETF (Exchange Traded Fund)  è in parte dovuto proprio alle basse commissioni (gli Etf  non hanno commissioni di entrata, di uscita e di performance, ma solo quelle di gestione), che sono mediamente molto inferiori a quelle dei fondi comuni standard, ovvero quelli comunemente offerti dai promotori finanziari e dalle banche.  La rete commerciale tradizionale necessaria per distribuire questi strumenti ha dei costi che poi ricadono sui clienti finali come commissioni alte. Invece di solito gli ETF vengono distribuiti su canali differenti con costi contenuti.

In ogni caso ponete sempre  molta attenzione all’impatto delle voci di costo di un ETF, perché sono diverse e magari non immediatamente comprensibili. In particolare tenete conto del TER e dei costi per l’intermediazione.

Cos’è il TER

Il TER significa Total Expense Ratio, ovvero la Commissione di spesa totale, il costo onnicomprensivo dell’ETF.  Questa voce è esplicitata nel prospetto del fondo ed è espresso in percentuale del NAV.

In Italia questo parametro per questa tipologia di fondi è al di sotto del 1%, varia dallo 0,20% allo 0,95%.

Ricordiamo che il NAV è il  Net Asset Value ovvero il valore totale delle attività di un Etf meno il valore totale delle sue passività.
Il Nav pro-quota di un Etf può quindi essere calcolato dividendo il valore totale netto di un fondo per il suo numero di azioni in circolazione.Nav = (Valore totale attivo – Valore totale passivo) ÷ Numero di azioni

Generalmente il TER è pari alla somma delle commissioni di gestione e delle spese amministrative del gestore del fondo.  Comprende  i costi di gestione e una serie di altre voci tra cui costi amministrativi, di custodia titoli, di revisione e spese legali, di registrazione presso gli organi di vigilanza.

Può succedere che 2 società che emettono un ETF che replica lo stesso indice, abbiano TER differenze perché hanno organizzazioni e gestioni interne differenti. Fai attenzione quindi a questo aspetto.

Facciamo un esempio. Supponiamo di acquistare nel giorno 15 settembre 2015,  100 quote di un ETF per un controvalore totale di 10.000 euro. Questo significa che la quotazione ufficiale dell’ETF, ovvero il NAV pro-quota,  nella data in questione è di 100 €.
Supponiamo inoltre che le commissioni di gestione siano dello 0,7% e le spese amministrative siano dello 0,9%. Abbiamo in totale un TER dello 0,16% (o come dicono gli esperti di 16 punti base) che viene prelevato dal NAV del fondo su base giornaliera.
Se per semplicità ipotizziamo che non vi sia nessun guadagno e che il valore dell’indice a cui è legato l’EFT rimanga uguale per un anno interno, non ci sia alcuna variazione in positivo o in negativo.
Ti troverai quindi il 14 settembre 2016 con la stessa cifra della data di acquisto a cui vanno sottratte le spese del TER.
Ovvero dopo 12 mesi ti troverai in possesso di una cifra pari a  9.984 €, ovvero i 10.000€ iniziali meno 16 euro di costi (ovvero 10.000€ x 0,16% o se volete 10.000€ x 0,0016).
Considera sempre che il TER è trattenuto su base giornaliera pro-quota. Qui se vendi dopo un mese, quindi in data 14 ottobre 2015, sosterrai solo la spesa per un mese e non per un anno, il TER che pagherai sarà di 1,34€ (ovvero 10.000€ x 0,16% ÷ 12).

Ma il TER che è esplicito, non è l’unica spesa che devi sopportare, ci sono anche quelle implicite di Intermediazione.

I Costi di Intermediazione di un ETF

Se acquisti un ETF, dovrai affrontare anche dei costi legati alla negoziazione del fondo, che dipendono dall’intermediario (e non dall’emettitore come il TER) presso il quale si effettuano le transazioni, ad esempio la banca dove hai il conto titoli, e il differenziale denaro/lettera rappresentato dallo spread.

Il Denaro/Lettera o (Bid/Ask)  è la differenza tra i prezzo che l’intermediario è disposto a pagare e il prezzo con cui è disposto a vendere  lo strumento finanziario.

Il prezzo Lettera (o Ask) è quello al quale l’intermediario è disposto a vendere uno strumento finanziario.

Il prezzo Denaro ( o Bid) è il prezzo al quale l’intermediario è disposto ad acquistare uno strumento finanziario.

In pratica il  differenziale Denaro/Lettera   è   il margine di profitto lordo dell’intermediario.  Se lo vediamo dalla parte tua di acquirente/investitore sarebbe il costo che sosterrai se, dopo aver acquistato una determinata quantità di ETF, la vendi immediatamente.

Il differenziale dipende da molti fattori, ad esempio dalla domanda e dalla offerta dello stesso ETF, dalle dimensioni del fondo in termini di patrimonio gestito (di solito più è grande, meglio è), dalla liquidità dei titoli sottostanti (più titoli vengono scambiati, meglio è), dal numero di market maker (più sono, meglio è).

Il costo di intermediazione lo dei sostenere solo al momento dell’acquisto e della vendita del prodotto; quindi non dipende dalla lunghezza del periodo dell’investimento come il TER. Dipende solo dalla frequenza dell’attività di negoziazione.

Se hai intenzione di utilizzare gli ETF come investimento nel lungo periodo, questo costo può essere trascurabile.

Invece può essere un costo importante se compri e vendi molto spesso.

Tasse sugli ETF

E poi c’è da pagare le tasse. Dal 2014 tutti i profitti da ETF vengono considerati redditi da capitale.

Dal 1 luglio 2014 l’aliquota di tassazione sul capital gain (ovvero su quello che si è guadagnato) è del 26%. Gli ETF sono tassati come qualsiasi altra attività di investimento, fatta eccezione per i Titoli di Stato che sono tassati al 12,5%.

Inoltre nel calcolo totale della tassazione su di un investimento in ETF, vi è una sorta di patrimoniale, ovvero il pagamento dell’imposta di bollo dell0 0,2% sul conto titoli nella sua interezza.

Il metodo di tassazione  vieta indirettamente la pratica di compensazione delle minusvalenze. Le partite positive non potranno più essere iscritte sotto la medesima voce delle partite negative, impedendo così che queste ultime vengano portate in deduzione dalle prime.  In pratica tutti i proventi positivi sono considerati reddito di capitale”, mentre le eventuali minusvalenze sono trattate come “reddito diverso”.

Da specificare che il calcolo di minusvalenze e proventi è dato semplicemente dalla differenza tra i prezzi d’acquisto e vendita dell’ETF, non viene più calcolato giornalmente in base al  valore del NAV.

[Photo credit: Lendingmemo]

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