
Ieri si è tenuto il convegno “ABI ICAAP 2008″.
Punto centrale di questo “caloroso” raduno è stato il controllo prudenziale.
Questo argomento fa parte dell’ accordo di Basilea 2 in cui al secondo pilastro:
L’Accordo di Basilea 2 introduce una nuova filosofia dei controlli sull’attività delle banche, basata
su due principi fondamentali. Da un lato, è prevista una più ampia diffusione dei controlli interni
alle banche ed una più incisiva capacità di intervento preventivo da parte delle autorità deputate
a vigilare sugli Istituti di Credito (per il nostro paese la Banca d’Italia).Dall’altro, le banche sono spinte a dotarsi autonomamente di sistemi di controllo
gestionale in grado di misurare tutti i rischi, in particolare quelli di credito.Nell’ambito delle sue attività di supervisione, la Banca d’Italia deve verificare la qualità e l’efficacia dei
sistemi di controllo messi a punto dalle banche. In particolare, deve essere riscontrato il coinvolgimento della
direzione dell’Istituto di Credito nelle procedure di controllo, l’adeguatezza del patrimonio della banca, la
completezza dei metodi di misurazione e gestione dei rischi.
Un esempio di errata valutazione e di leggerezza nei controlli è il caso degli USA.
La crisi del 1929 ci aveva insegnato come il fallimento del sistema bancario possa portare la fame nel mondo.
Sembra però che la lezione non sia bastata e l’argomento controllo bancario sia stato ancora trattato dagli americani in maniera “soft”.
“Uno dei punti di forza delle banche italiane – ha sottolineato il Direttore Generale dell’ABI, Giuseppe
Zadra, aprendo questa mattina i lavori del convegno – è l’aver perseguito una politica di maggiore
robustezza patrimoniale. I gruppi italiani sono per questo più solidi dei loro competitors internazionali
nell’attuale contesto di turbolenza”.
Per quanti difetti abbiano le banche italiane è sicuro che il nostro sistema è molto forte agli scossoni del mercato.
Tuttavia in passato abbiamo avuti alcuni esempi di fallimenti e scivoloni presi da questi istituti creditizi.
Un sistema così rigido però ha un prezzo da pagare.
Il suo valore è una rigidità nel mercato, nel valutare i clienti.
Difficilmente la banca rischierà qualcosa nel prestare denaro o nel fidarsi di un cliente.
In Italia la fiducia tra banca e cliente, non esiste.
La fiducia la danno gli immobili, capitale, denaro, avalli, garanzie di ogni genere, ma con una clausola non scritta: sempre concrete e valutabili.
La “fiducia” è troppo astratta per la banca e per un istituto che per centinaia di anni ha dovuto resistere alle rapine,truffe,crisi finanziarie, guerre mondiali.
Vedremo se in fututo si troverà un equilibrio che non sia troppo “soft” e nemmeno troppo “Made in Italy”
Fonte comunicato stampa, fox-parker.it

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