Assicurazione contro il terremoto

La terra trema e c’è poco da fare. La paura del terremoto sta diventando un motivo di panico tra la gente, e non senza motivazione: il sisma che ha colpito l’Emilia il 20 e il 29 Maggio ne è la dimostrazione più lampante.

Ma in tempo di crisi anche essere “terremotati” è diventato un lusso che gli italiani non si possono permettere.

La notizia ha iniziato a trapelare fin dai primi giorni dopo l’emergenza in Emilia Romagna e ha scatenato non poche polemiche: gli sfollati emiliani rischiano di pagarsi da soli la ricostruzione.

Nel decreto legge n.59, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 17 maggio scorso e intitolato Disposizioni urgenti per il riordino della Protezione Civile, si legge che “al fine di consentire l’avvio di un regime assicurativo per la copertura dei rischi derivanti da calamità naturali sui fabbricati a qualunque uso destinati, possono essere estese tutte le polizze assicurative contro qualsiasi tipo di fabbricato appartenente a privati“.

Gli italiani, cioè, devono cominciare a pensare anche all’assicurazione di casa e azienda contro le catastrofi naturali. Lo Stato, infatti, non può più permettersi di risarcirli. Secondo le stime degli esperti, nei prossimi 10 anni gli edifici urbani avranno più di 40 anni e oltre 6 milioni saranno a rischio sismico e un milione e 300mila a rischio idrogeologico.

Non tutte le compagnie assicurative e le banche, però, sono disposte a proporre questo tipo di servizio. La polizza per terremoti e altri disastri, infatti, non è inclusa nell’incendio e mediamente è richiesto al cittadino un esborso in più.  Molte polizze, inoltre, non coprono tutto il valore dell’appartamento e si fermano all’80%, se non addirittura al 50%. Per quanto riguarda i tetti di risarcimento fissati dalle compagnie, essi non superano nella maggior parte dei casi i due miliardi nel caso in cui dovesse crollare un’intera città assicurata.

Ad oggi, mancano le condizioni per questa “assicurazione su base volontaria”, che potrebbe diventare addirittura obbligatoria per non discriminare chi vive in zone a rischio, dove le compagnie assicurative potrebbero anche speculare. Potrebbe, quindi, diventare una nuova tassa da pagare.

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