Abi contro la tassa sulle banche

In questi giorni si parla di una tassa sul settore bancario. Nonostante per ora sia solamente un’idea buttata lì, l’ABI ha già dichiarato la sua opinione. Naturalmente è contraria al provvedimento, ma è un po’ come chiedere all’oste se il vino è buono.

L’associazione motiva la sua contrarietà con due punti:

innanzitutto nonostante la crisi mondiale e il fallimento di molte banche, in Italia i nostri istituti non hanno avuto forti ripercussioni e non hanno toccato le casse dello stato. Le banche italiane si basano su un’economia reale e quindi più solida. All’estero l’attività bancaria si basa soprattutto sulla finanza (con i suoi pro e contro). Per questo motivo l’ABI trova ingiusto “punire” le banche italiane con una tassa.

In secondo luogo le aziende creditizie italiane trovano la tassa controproducente. Un prelievo porterebbe ad una riduzione delle risorse bancarie con il rischio di un calo dei finanziamenti erogati. Inoltre una tassa metterebbe in difficoltà le banche dal fornire tassi attraenti per gli investitori.

In definitiva l’ABI storce il naso nel pagare un’ulteriore tassa che si aggiunge ad una pressione fiscale effettiva del 44%. Tuttavia in questa crisi si è capito che bisogna colpire gli speculatori. La speculazione dev’essere controllata. Mettere una tassa può funzionare, ma è la soluzione migliore?
L’ABI potrebbe proporre qualcosa di diverso, sicuramente il governo apprezzerebbe.

Fonte comunicato stampa ABI



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