Nell’europa, l’Italia risulta essere ai primi posti nel rapporto economico che definisce i mutui a tasso fisso, che in poche parole risultano essere sconvienienti per le famiglie italiane. Ad esempio: ipotizzando un mutuo ipotecario richiesto per la somma di 100mila euro, la famiglia italiana spende sui 33 euro al mese in più rispetto alle altre famiglie europee, che rapportato alla durata del mutuo che ipotizziamo sia di 20 anni, corrisponde a 8 mila euro di costo in più sostenuto.
La onerosità dei mutui a tasso fisso, comporta nel nostro paese una maggiore scelta opzionale nei confronti dei mutui a tasso variabile, che molte famiglie sono costrette a sottoscrivere, andando in contro agli eventuali rischi che esso comporta.
L’Associazione Bancaria Italiana, ha affermato che i mutui a tasso fisso hanno subito questi incrementi di costi, inanzitutto a causa dell’abolizione delle penali di anticipata estinzione, costringendo le banche ad includere nel tasso applicato il rischio di abbandono da parte del cliente, d’altro canto hanno contribuito anche le lungaggini legate alle esecuzioni immobiliari, e in fundus, un’altra causa è legata al ricorrere da parte delle banche, ai cosiddetti contratta swap, per assicurarsi dalle oscillazioni del costo del danaro.
Ad oggi, il miglior tasso d’interesse fisso italiano per un mutuo a venti anni è prefissato al 5,21%, mentre in Francia è del 3,60% e in Spagna è del 4,80%, e posto che, sottoscrivendo un mutuo a tasso variabile, risparmieremmo, questo comunque non ci fa onore perchè in Italia il mutuo a tasso variabile a vent’anni con Cap, prevede un tetto massimo da non superare del 5,50% mentre ad esempio in Francia il tetto massimo è del 4% . Quindi i mutui in Italia sia fissi che variabili sono molto più cari della media europea, e le famiglie molto spesso sono costrette a vagliare la situazione più conveniente, ricorrendo alla rinegoziazione del mutuo o alla surroga.
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