Segreto Bancario per il Fisco non Esiste

Una nuova convenzione vagliata dal Consiglio Europeo e l’OCSE (Organisation de coopération et de devéloppement économiques), al fine di vagliare l’assistenza amministrativa nei confronti del fisco, mette  a kaputt il segreto bancario.

Questa convenzione, firmata da queste due importanti istituzioni in occasione del G20, in pratica impedisce ai Paesi firmatari, nelle apposite richieste di verifiche fiscali, di opporre la riservatezza degli utenti delle proprie banche o l’interesse di Stato di fronte a una richiesta di assistenza amministrativa proveniente da un’altra giurisdizione legata alla medesima Convenzione, al fine di mettere fine ai cosiddetti paradisi fiscali.

Un paradiso fiscale è uno Stato che gode di un regime fiscale privilegiato, ossia un’imposizione fiscale molto bassa o assente che rende conveniente lo stabilire in questi Paesi capitali, oppure magari la sede di un’impresa, come ad esempio le società offshore, oppure vi sono regole particolarmente rigide sul segreto bancario, che danno la possibilità di compiere transazioni  coperte.

Per cercare di far fronte all’evasione fiscale e all’elusione, al fine di ottemperare a quella che è la reale imposizione tributaria sul capitale circolante, una iniziativa senz’ altro importante che mette sotto i piedi il cosiddetto Decreto Legge sulla protezione dei dati personali n.196 del 2003.



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