Banca Etica ha pubblicato un comunicato stampa davvero interessante. Sta partendo una raccolta firme per introdurre una tassa (di basso valore e non oltre lo 0,05%) sulle transazioni finanziarie.
Lo scopo è recuperare il denaro perso dai fallimenti bancari ed evitare l’eccessiva speculazione dei titoli. Chi fa lo speculatore si troverebbe a dover pagare questa tassa per ogni passaggio, scoraggiando l’operazione. Chi invece mira a investimenti di lungo periodo sicuramente ne apprende i vantaggi in un’economia più solida e stabile.
A questa iniziativa aggiungerei la predisposizione del fondo anticrisi proposto dalla Germania. Parte del denaro derivante dalla tassazione potrebbe andare a un deposito predisposto a crisi economiche bancarie.
La speculazione può essere causa di forte scosse economiche e cercare di non farla eccedere mi sembra una buona idea. Mi soddisfa anche il pensiero che finalmente le organizzazioni internazionali si diano da fare per cercare di realizzare una finanzia più etica e con scrupoli nell’effettuare i propri investimenti. Nonostante il ramo finanziario possa sembrare lontanissimo dalla nostra vita quotidiana, la storia ci ha dimostrato che cadute del settore si riversano su tutta la collettività. Per cui sono sempre ben accette iniziative a tutela della stabilità economica e non solo del profitto.
Dal comunicato stampa vi pubblico alcune dichiarazioni:
«Non solo – spiega Andrea Baranes, ricercatore della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale e di Social Watch – la tassa sulle transazioni finanziarie sarebbe anche un ottimo strumento per permettere alla politica di regolamentare i mercati finanziari. Una tassazione dello 0,05%, infatti, non scoraggerebbe certo quegli investitori che operano sui mercati con ottica di lungo periodo e che mettono i propri risparmi a disposizione di aziende che operano nel mondo dell’economia reale. Essa sarebbe tuttavia un valido deterrente per chi usa la finanza solo per speculare: quegli operatori che comprano e vendono strumenti finanziari centinaia o anche migliaia di volte in un giorno, rendendo i mercati instabili e volatili, sarebbero costretti a pagare lo 0,05% su ogni transazione».
«Il ricorso imponente alla finanza speculativa da parte delle grandi banche d’affari è diventato elemento prevalente rispetto al ruolo di sostegno al lavoro, alle famiglie e allo sviluppo. Il sistema finanziario ha creato un evidente squilibrio economico con un rischio che è stato caricato alla collettività, ai contribuenti – sottolinea Maurizio Petriccioli, segretario della Cisl – che ancora una volta sono stati chiamati ad intervenire per salvare le stesse banche. La tassa sulle transazioni finanziarie di carattere speculativo avrebbe il pregio – come affermato dall’economista Paul De Grauwe – di far pagare un prezzo assicurativo contro tale rischio. Ne sosteniamo con forza l’introduzione per investire in coesione sociale, nel lavoro e per contrastare la povertà».
«Oggi il clima politico a livello internazionale sembra finalmente favorevole all’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie – afferma Fabio salviato, presidente di Banca Etica ed Etica sgr – . La crisi ha posto sotto gli occhi di tutti gli effetti devastanti della finanza speculativa. Noi che da oltre 10 anni pratichiamo e sperimentiano la finanza etica in Italia e ci battiamo contro le speculazioni guardiamo con estremo interesse alle posizioni dei molti Capi di Stato e di Governo che si sono detti favorevoli. Economisti di primo piano quali il premio Nobel Joseph Stiglitz stanno rilanciando a livello globale la tassa sulle transazioni, i capi degli esecutivi di Inghilterra, Francia, e Germania si sono dichiarati favorevoli; lo stesso vale per il Consiglio d’Europa, e il Parlamento Ue. A livello internazionale si stanno già mobilitando molte campagne. Siamo convinti che sia il momento di agire anche in Italia. La società civile chiede al Governo Italiano e al ministro Tremonti di farsi promotore al G20 di questa proposta. Gli speculatori devono pagare per la crisi che hanno creato non i cittadini».
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