Non è ancora semaforo verde, per l’emendamento che vede l’IRAP in primo piano e potrebbe dar la possibilità di respiro ai contribuenti. Il mini-taglio dell’Irap di circa 1-1,5 miliardi è ancora sotto esame.
Sicuramente è una decisione da prendere con cautela, visto che l’irap è un’imposta che finanza per lo più la spesa sanitaria e che vanta un bassissimo livello di evasione. Nell’incontro di ieri tra il ministro Tremonti e Gianfranco Fini il clima sarebbe stato cordiale, il presidente della Camera, sollecitato anche dai “finiani” del Senato avrebbe ottenuto da Tremonti l’ok per un intervento sull’Irap. Fini avrebbe anche strappato il ripristino per 200 milioni del cosiddetto “fondino”, il fondo speciale di parte corrente che serve per finanziare i progetti di legge di iniziativa parlamentare, e il cui esaurimento aveva portato il presidente della Camera a bloccare i lavori parlamentari. Al termine dell’incontro è anche riemerso l’emendamento salva processi tributari o “lodo Cassazione”, che la settimana scorsa era stato bloccato al Senato dal relatore Saia e da una telefonata di Fini.
Comunque a rafforzare la cauta disponibilità sull’Irap ci sono i primi risultati soddisfacenti sull’operazione scudo fiscale che girano nel governo: attualmente all’appello avrebbero risposto circa 50 miliardi di capitali giacenti all’estero, pari dunque ad un incasso di 2,5 miliardi e tali da far centrare l’obiettivo di 5 miliardi al 15 dicembre.
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