La Banca centrale europea ha lasciato invariato all’1% il tasso di riferimento principale in Eurolandia, come ampiamente previsto dal mercato. Lo ha deciso il Consiglio direttivo della Bce riunito oggi a Venezia, secondo la consuetudine che prevede due riunioni l’anno fuori dalla sede istituzionale di Francoforte. Nella conferenza stampa seguita all’annuncio, il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha ribadito che “la ripresa dopo la crisi si preannuncia lenta e fragile”. E quindi è tanto più necessaria “la ricostruzione del sistema finanziario”.
Invariati anche gli altri tassi. La Bce ha lasciato invariato anche il tasso sui depositi allo 0,25% e quello marginale all’1,75%. Il costo del denaro in Eurolandia resta quindi al livello più basso nella storia decennale dell’euro. Il differenziale tra il costo del denaro negli Stati Uniti e quello in Eurozona resta all’1%, considerando che la Fed ha praticamente azzerato il tasso sul Fed Funds, fissando un range compreso tra 0 e 0,25%.
Anche la Bank of England ha lasciato invariati i tassi, anch’essi al loro minimo storico (0,50%), e confermato il piano di acquisto di titoli di Stato per 175 miliardi di sterline.
Trichet: “Servono banche più forti”. “Le banche devono adottare altre misure per rafforzare il capitale e fornire credito alle imprese e ai privati”, ha detto a Venezia il governatore della Bce, sottolineando: “I governi stanno facendo interventi straordinari e le banche centrali stanno facendo altrettanto – ha detto -. E’ importante che anche il sistema bancario continui il processo di risanamento e di rafforzamento in modo da poter dare un importante contributo riaprendo appieno il rubinetto del credito”. Trichet ha aggiunto che “è assolutamente chiaro che la domanda di credito si è indebolita” e questo dipende in buona misura anche dal fatto che la domanda rimane limitata.
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